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I protocolli terapeutici che ho elaborato non sono altro che dei formulari fitoterapici o ricette magistrali che i cultori della materia hanno più volte sperimentato nel corso dei secoli. Si tratta allora di un recupero di antiche ricette? Di formule magiche, di etnomedicina, fitoetnica vagliata dall’esperienza clinica? No. I protocolli conservano una originalità nella scelta del fitocomplesso che non é frutto di casualità né sono figli dell’improvvisazione. C’é una logica terapeutica che segue strade non allopatiche ma poggia su una biodiversità di terreno costituzionale che é molto più vicina all’omeopatia. Mettiamo però subito le cose in chiaro: di omeopatico nei protocolli non c’é niente, le piante “agiscono per quantità” così come un vero e proprio farmaco tradizionale. é l’ottica della scelta che però é diversa.

Nel corso dei miei studi verificati dall’esperienza a contatto con il malato, mi sono sempre più convinto che la potenza di ciascuna pianta va ben oltre gli angusti limiti dell’organoterapia. Ovvero per alcune piante ci sono “terreni umani” particolarmente adatti e pronti a rispondere ottimamente dal punto di vista terapeutico. Qualche esempio servirà a chiarire meglio i concetti. La Salvia e la Cardiaca sono due piante molto utili nella sindrome climaterica, ma mentre la prima risponde, anche in virtù del suo contenuto di estrogeni, nella donna magra, freddolosa, ipotesa, demineralizzata e depressa, la Cardiaca invece cura donne steniche, con “caldane” non ipertese, robuste, calorose. Le piante non curano la patologie, bensì la stessa malattia può essere trattata da fitocomplessi diversi a seconda del “terreno” della paziente. Come “terreno” si intende la sua individualità psicofisica, il suo corredo immunitario, la costituzione (quello che é nella fisiologia) e la diatesi (l’ereditarietà e il modo di fare malattia). Concetti questi alquanto estranei al mondo allopatico tradizionale, che tende ad omogeneizzare patologie ed individui. Ma questo porta, nelle malattie croniche, solo a cure palliative e sintomatiche.

Sfruttare invece, seguendo un ottica omeopatica, la biodiversità esistente in natura tra uomini, vegetali e minerali porta al vero “eldorado terapeutico” del terzo millennio: la personalizzazione della strategia terapeutica. Del resto é vero che esistono piante che hanno proprietà ipnotiche, ipotensive, sedative… ma non é vero che funzionino alla stessa maniera in soggetti diversi. Il parallelismo esistente talora tra pianta ed individuo é strettissimo. Non basta mettere insieme una decina di piante sedative per realizzare un buon ansiolitico naturale. Ne alla stessa stregua é sufficiente assemblare un insieme di piante contenenti estrogeni naturali per curare dismenorree, cicli anovulatori o sindromi climateriche. A ciascuno (o a ciascuna) il suo. Pochi fitocomplessi, ma mirati. É pertanto solo l’ottica omeopatica quella che viene presa a modello nella scelta dei formulari. Ciò consente appunto di curare una stessa malattia con piante diverse ma non scelte a caso o seguendo formule chimiche. Quello che veramente é importante nella “filosofia pratica” delle formule sono due elementi base: l’organotropismo proprio di ciascuna pianta e la costituzione-diatesi del malato.

La pianta pre-esiste al malato e vibra sulla sua stessa lunghezza d’onda. é come se fosse nata per curare quel particolare modo di ammalarsi di quella particolare persona. A noi, medici e farmacisti di medicina naturale, spetta il compito di trovare queste “assonanze” terapeutiche, questi legami vitali tra mondo animale e vegetale. Così come la pioggia, più o meno intensa, offrirà suoni diversi a seconda di quale pianta colpiranno le gocce, così, alla stessa stregua, la perturbazione morbosa offrirà quadri sintomatologici diversi da paziente a paziente.

“E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, ed il ginepro altro ancora… strumenti diversi sotto innumerevoli dita”. Penso che queste frasi, tratte dalla -Pioggia nel pineto- di Gabriele D’Annunzio, possano rendere chiari i concetti di biodiversità esistenti in natura. Concetti che sono alla base delle formulazioni terapeutiche.


Aldo Ercoli

 

 

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